//2021
Crossing - ad occhi chiusi

2021-2022// Alice in Doomedland, Fondation Valmont, Venice, Italy;

>> ITALIAN

Text from Man and his being through time: CROSSING by Silvano Rubino

Over the past number of years, the Valmont Foundation of Venice has been dedicating an exhibition project to the world of fairy tales; this year a story focused on the great literary theme of identity: Alice.The title of the story has been modified; perhaps it is the present that drove the shift from wonder to doom, from wonder to tragic destiny.

This projection on the ceiling initiates Silvano Rubino’s contribution to Alice in Doomland. The infinity of the blue vault is broken by the appearance of phrases that alternate, decompose, explode, disappear, reconfigure: ‘Who are you?’ but also ‘How long is forever? Sometimes just a second’, ‘I don't know. I am not. I am not me’ and ‘I don't know who I am. I know who I was. I don't know what I will be. Who am I then?’. These questions - at times distinct, at times overlapping - set the stage for our passage to the great work in the next room, enticed by its intensely coloured surfaces.

The apparently simple architectural system therein is comprised of walls that, on closer inspection, are large canvases mounted on stretchers. The exterior’s decoration plays off the stretchers’ structural elements and their arrangement; on seeing the wall in its entirety, it appears to be an immense geometric painting comprised of shapes in shades of yellow, indigo and blue. Yellow is used as a symbol of light and therefore of knowledge and rationality; blue, with its reference to the night and the oneiric, is linked to the instinctive, unconscious and irrational.
Elena Forin.

Testo estratto da L’uomo e il suo essere nel tempo: CROSSING di Silvano Rubino

Da qualche anno la Fondazione Valmont di Venezia dedica un progetto espositivo all’universo della favola, e quest’anno una storia focalizzata sul grande tema dell’identità: Alice. Il titolo è stato cambiato, e forse proprio il presente ha stimolato il passaggio da wonder a doom, dalla meraviglia al destino tragico.

Comincia dal video proiettato a soffitto il percorso che Silvano Rubino ha creato per Alice in Doomland, in cui l’infinito della volta azzurra è spezzato dalla presenza di frasi che si alternano, si scompongono, esplodono, scompaiono e si ricompongono. “Chi sei?” ma anche “quanto tempo è per sempre? A volte solo un secondo”, “io non so. Io non sono. Io non sono io” e “io non so chi sono. Io so chi ero. Io non so cosa sarò. Chi sono dunque?”: queste domande preparano il terreno per la grande opera della sala successiva, che accoglie i visitatori attraverso le sue superfici intensamente colorate. Si tratta di una struttura architettonica dall’impianto apparentemente semplice, costruito con delle pareti che a ben guardare sono delle grandi tele intelaiate.

Proprio come un quadro quest’opera ambientale ha il proprio centro nelle forme e nei colori, che Rubino non utilizza solo sulle superfici esterne, ma anche negli spazi interni. Il giallo è impiegato come simbolo della luce e quindi della conoscenza e della razionalità, il blu invece, col suo rimando alla notte e all’onirico,
Elena Forin.